sabato 23 aprile 2011

C'è un ufo ecologico sulla collina Cronache marziane della bio-casa

Endro Polido, redattore del National Geographic, vive nel suo eremo a Narbolia. Sognatore di una vita sostenibile, l'ha realizzata partendo dalla sua bio-casa. Un meraviglioso ufo ecologico interrato sulle colline del Sinis. di LORENZO PAOLINI - LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO IN EDICOLA SU L'UNIONE SARDA
Potenza dei lupini. Sapeva che i limoni nell'argilla faticano. E poi il vento soffia forte, l'acqua del pozzo è ferrosa. Però voleva, fortissimamente voleva, che l'albero resistesse. «A un certo punto mi sono venute in mente le terrazze delle Cinque Terre. Mia nonna cinquant'anni fa aveva veri e propri agrumeti appesi sulla montagna. Nel solco intorno alla pianta, era pieno di lupini». Endro Polido la considera una visione. Così ha recuperato i legumi, li ha messi in ammollo, poi vai col frullatore a immersione e diversi mucchietti sono stati interrati intorno alla pianta. La scienza può dire se c'è correlazione causa-effetto. Di certo il limone risanato oggi è un trionfo di frutti e foglie verdi. La celebrazione più autentica della giornata della terra (ieri). Il traduttore del National Geographic tira un sospirone di sollievo mentre la vegetazione, letteralmente, esplode. Qualche coordinata geografica: collina alle spalle di Narbolia, davanti una vista che va da Capo Frasca allo stagno di Cabras fino allo specchio di sale di Sal'e porcus alla pineta di Is Arenas. Quando una quindicina d'anni fa questo veneto di Rovigo, cresciuto a La Spezia ed emigrato a Los Angeles, ha eletto domicilio quassù, aveva capito tutto. Col sole di aprile, lo scorcio è imbarazzante. Ma anche sotto la pioggia scrosciante, dietro i vetri del giardino all'inglese, non dev'essere poi malaccio.

ABITARE ECO Da sotto si vede una virgola scura («purtroppo è cemento colorato, volevo fosse terra ma non è stato possibile») che si arrampica sulla collina fino a una sorta di ufo atterrato a metà costone. La casa. «Tutto il progetto è mio, anche se non avevo alcuna competenza. La cupola no. Ma ho dovuto cedere all'architetto che aveva tradotto i miei desideri su carta». Le pietre dello sbancamento ricoprono l'abitazione, una sorta di serra la protegge come una seconda pelle. Sul tetto germina ogni sorta di pianta, gramigna e malva, gerani e margherite. «L'hanno fotografata tante riviste alla voce bioarchitettura. Io non sapevo definire questa casa, biocasa?, ma ero certo di quel che volevo». Tutto ciò che viene in mente, fra gli optional di categoria ecologista-militante, c'è. Solare? Ovvio. Fotovoltaico? Pure. Recupero dell'acqua anche. Ogni stratagemma per il risparmio energetico, qualunque cura per non invadere il paesaggio. Ma l'uomo non è un fanatico cieco e vira dalla poesia alla prosa: «Queste tecnologie sono riservate a pochi. Tutto costa troppo, è bello pensare all'autosufficienza ma bisognerebbe dar modo alla gente di poterselo permettere. E oggi, mi spiace, non si può».



domenica 17 aprile 2011

MED in Italy: biocasa mediterranea finalista al “Solar Decathlon Europe”

E’ la prima volta che un progetto italiano è stato ammesso alla finale di Solar Decathlon Europe, che si svolgerà a settembre del 2012. L’Italia concorrerà con “Med in Italy”, una biocasa che consuma circa 1/6 di quanto produce e combatte il riscaldamento climatico.
Il Solar Decathlon, promosso dal Dipartimento di Energia statunitense, dal 2001 si svolge a Washington, ma dal 2010 la manifestazione si è spostata in Europa. Solar Decathlon Europe 2012 è un concorso che si pone l’obiettivo di realizzare prototipi abitativi innovativi, sostenibili ed autosufficienti, grazie in particolare all’energia solare. L’obiettivo è di contrastare i cambiamenti climatici, ottimizzare i consumi domestici e bilanciarli con la produzione di energia pulita. Le case sono al contempo confortevoli, efficienti e funzionali senza danneggiare l’ecosistema.
MED[iterraneo] in Italy ha progettato una casa ecosostenibile che produce fino a sei volte in più di energia rispetto a quella consumata, protegge dal caldo senza l’uso di condizionatori o climatizzatori. Med in Italy è anche veloce da realizzare, bastano infatti soltanto 2 giorni e si monta in 8.Potrebbe essere impiegata, al posto dei container, nei casi di emergenza da calamità naturali. Alla base del progetto italiano, strettamente legato alla tradizione del Sud del Mediterraneo, vi è la cultura romana, ed in particolare del modo di organizzare lo spazio domestico, riconducibile alla domus romana; unite alle più innovative tecniche di costruzione e di materiali ecologici. Med in Italy è frutto della collaborazione tra l’Università Roma Tre e quella de La Sapienza, che, con un team di 50 persone (con diversi profili ed esperienze), hanno dato vita alla biocasa del futuro, che tuttavia viene viene dal passato. La sostenibilità ecologica è unita all’economicità. Le sua destinazioni d’uso possono essere molteplici: territori svantaggiati non solo nel nostro Paese, ma in alcune zone del Nord Africa e in aree depresse o dalle elevate temperature climatiche. I vincitori del concorso saranno resi noti a settembre 2012.





Fonte