martedì 29 novembre 2011

Habitat protetto

Ambienti spaziosi, aperti su un patio intimo e sul cielo di San Paolo. L'architetto brasiliano Marcio Kogan si confronta, ancora una volta, con un tema che conosce bene: la residenza metropolitana. Concepita come un luogo sicuro, in armonia con la natura, dove trovare riparo dal caos cittadino.

Questo luogo è molto più di una casa», dice il fotografo paulista Reinaldo Coser. «E ci ha cambiato la vita. Da quando abitiamo qui torniamo per il pranzo, dormiamo di più e meglio. Siamo più felici». Con la moglie Piti e le loro due bambine, Reinaldo cercava da tempo un luogo in cui proteggersi dall'inquinamento visivo, olfattivo e acustico di San Paolo, una metropoli affascinante ma caotica, che ormai conta venti milioni di abitanti. Voleva una casa-rifugio, insomma, come ce ne sono tante in Brasile, nascoste dietro alte recinzioni o muri di pietra che assomigliano a fortificazioni.
Nel quartiere residenziale Jardim Europa, a poche centinaia di metri dalla trafficata Avenida Brigadeiro Faria Lima, ha trovato quest'area abbandonata da tempo, gravata da mille vincoli. E dopo anni di trattative, ha finito per acquistare più terreno di quanto avesse previsto, il che ha ridotto il budget per costruire. Si è rivolto comunque all'amico architetto Marcio Kogan, chiedendogli di immaginare un silenzioso microcosmo di stanze affacciato su un piccolo giardino.
Di abitazioni cittadine con tutti i vantaggi della residenza di campagna, Kogan ne ha progettate tante e preziose. Qui invece ha puntato su materiali e finiture semplici (cemento, gesso e cumaru, un teak locale più economico), senza però risparmiare una virgola di quella qualità e sontuosità di spazi che costituisce la marcia in più delle sue architetture. «Il segreto di questa piacevolezza», spiega Kogan «è prima di tutto l'orizzontalità delle proporzioni. Nelle mie opere c'è sempre, perché mi dà pace. Poi l'intimità degli ambienti: nel soggiorno l'ho ottenuta con un soffitto molto basso - due metri e 40 - e con l'uso di cassaforme per il cemento che ricreano la texture ricca dei listelli di legno.

Infine il giusto dosaggio della luce, sempre schermata da ante scorrevoli e da cornicioni agettanti, utili anche a proteggere le grandi vetrate dalle intemperie». Un ultimo segreto lo aggiungiamo noi: il favore del clima tropicale. Bastano pochi tocchi di verde, da queste parti, per ricreare un scenario di natura selvaggia. Da abitare in simbiosi/continuità con gli interni, per tutto l'anno.

lunedì 10 ottobre 2011

La casa ecologica. Un progetto dell'unione europea

Il caldo estivo non dà tregua ed ha portato quest’anno ad un vero record dei consumi nazionali di elettricità. Le temperature eccezionali e l’afa che continuano ad affliggere le città italiane, spingono negli uffici ma anche nelle case a un uso intensissimo dei condizionatori, posseduti da un italiano su dieci. Secondo le stime di Legambiente ogni apparecchio emette sette chili di anidride carbonica all’anno per ogni metro quadrato raffreddato, per un totale di tre milioni annui. Con l’emissione di gas serra è in continuo aumento anche la probabilità di un catastrofico riscaldamento globale. 

Una proposta per limitare danni ambientali e consumi pur assicurando un clima vivibile all’interno delle nostre case viene dall’Unione Europea, che sta lavorando ad un progetto per edificare ottocento alloggi ecosostenibili in Italia, Portogallo, Francia e Danimarca. L’iniziativa è stata denominata She (Sustainable Housing in Europe), vanta la partecipazione dei maggiori esperti europei di ecoedilizia ed ha ricevuto un finanziamentodalla Commissione Europea. She vuole promuovere l’edilizia sostenibile ed applicare conoscenze di cui ormai disponiamo anche in Italia, dove la sensibilità per le tematiche ambientali si sta consolidando. La conoscenza dei fattori climatici e di quelli ambientali consentirà di operare scelte progettuali che implicano il razionale sfruttamento delle risorse energetiche ed ambientali e la salvaguardia degli abitanti dai diversi tipi di inquinamento. 

A tal fine è importante scegliere un’area lontana da campi elettromagnetici e da fonti di inquinamento acustico. La vegetazione verrà sfruttata nei processi di riscaldamento e raffrescamento naturale:alberi sempreverdi proteggeranno le abitazioni dai venti invernali, e la vegetazione a foglie caduche sul lato opposto garantirà l’ombra d’estate, lasciando filtrare i raggi solari nelle altre stagioni. Un sistema di raccolta dell’acqua piovana sarà destinato all’irrigazione delle aree verdi e alla pulizia degli spazi esterni, sistemi di depurazione e filtrazione, l’alimentazione dello scarico del water e delle lavatrici garantiranno il risparmio di acqua potabile. 



Tra i fattori che andranno considerati vi sono la posizione dell’edificio, l’orientamento della facciata e la disposizione del tetto, che dovranno assicurare l’ottimizzazione nell’impiego delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è quello di raggiungere una soluzione di equilibrio per contenere il surriscaldamento estivo senza contrastare l’apporto energetico del soleggiamento invernale. Le finestre, con doppi vetri di diverso spessore atti a diminuire l’inquinamento acustico e gli sbalzi termici, saranno protette dal sole grazie a balconi, pergolati e oggetti, ma assorbiranno i raggi solari durante gli altri periodi dell’anno. 

Anche i materiali da costruzione saranno naturali e atossiciGli infissi dovranno essere in legno di piantagione, trattato con oli impregnanti ecologici e cere naturali. 

Il primo obiettivo di sostenibilità è la riduzione dei consumi energetici. Si punterà al soleggiamento e raffrescamento naturale grazie a ballatoi aperti, vetrate, muri di trombe e camini per la ventilazione.Una corretta disposizione delle stanze ridurrà al massimo la necessità di luce artificiale, mentre al resto provvederanno impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili: pannelli solari per l’acqua calda e un buon impianto di riscaldamento a produzione centralizzata ma con gestione individuale. 

Alla Bovisa di MilanoLa Casa Ecologica di Milano, uno dei più recenti esempi di ecoedilizia popolare. Si tratta di un edificio di 53 appartamenti in mattone disposti su 6 piani, minuti di ampie terrazze che si affacciano su un parco di 10.000 mq, capace di ottimizzare le prestazioni energetiche e la qualità ambientale del complesso. Per la costruzione di questo complesso è stata seguita la medesima procedura che guiderà la costruzione delle case sostenibili previste dal progetto She.





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lunedì 25 luglio 2011

Biocasa e leed

BIOcasa e Leed

"Entro il 2011 il Progetto BIOCASA di Filca conoscerà un ulteriore sviluppo sulla base di linee guida definite nel Rapporto di Sostenibilità che recepiscono i livelli prestazionali previsti dal sistema LEED. Nel 2012 sarà attivato il processo per la certificazione ambientale di due interventi residenziali, uno a Milano e uno nella provincia di Brescia, e per un numero di abitazioni non inferiore al 10% di quelle che avvieremo nel corso dell'anno". È quanto ha dichiarato il Presidente di FILCA Cooperative, società partner di Green Building Council ItaliaGiacomo Fumeonell'ambito di EIRE 2011.

Il sistema LEED considera l'impatto complessivo degli edifici sull'ecosistema. È uno standard internazionale che certifica ogni giorno in tutto il mondo circa 150-200 mila mq di edifici di tutte le tipologie, anche se in prevalenza con destinazione terziario-commerciale.

La BIOCASAIl progetto, nato nel 2004 e avviato nel 2005, si occupa di realizzare edifici secondo degli standard volti a ridurre i consumi energetici e a preservare il benessere psicofisico delle persone che li abitano. Tali critedi attualmente soddisfano i livelli prestazionali LEED sia per quanto riguarda la riduzione dei consumi elettrici e idrici, sia relativamente all'efficienza energetica.
Le performance energetiche sono assicurate dai 3 livelli:
- BIOCASA Filca (classe B), per edifici che consumano meno di 58 kWh/ m2anno;
- BIOCASApiùFilca (classe A), per edifici che consumano meno di 29 kWh/m2anno;
BIOCASA A+ Filca per edifici a "Consumo Zero".

BIOCASA Filca (classe B)
L'isolamento termico dell'involucro è ottenuto grazie allo spessore dei materiali isolanti nelle murature perimetrali - tra gli 8 e i 12cm - integrato con elementi murari a più alta resistenza termica e ai serramenti con triplo vetro. Per l'impianto di riscaldamento e di produzione di acqua calda sanitaria - almeno per il 50% prodotta dai pannelli solari - vengono utilizzate caldaie a condensazione e i termosifoni sono dotati di valvole termostatiche, per consentire la personalizzazione della temperatura degli ambienti. Il Politecnico di Milano ha monitorato le prestazioni energetiche di una residenza Filca in classe B, a Desenzano del Garda (BS), verificando che nella stagione invernale i consumi sono inferiori del 35% rispetto a quelli di un edificio equivalente, realizzato secondo gli standard della Regione Lombardia.

BIOCASApiùFilca (classe A)
Lo standard prevede un mix di due o più soluzioni: materiali isolanti nelle murature perimetrali, che insieme al cappotto esterno, hanno uno spessore compreso tra i 12 e i 16cm; serramenti a triplo o quadruplo vetro, con trattamento basso emissivo; impianto di riscaldamento di produzione di acqua calda sanitaria - almeno per il 50% fornita da pannelli solari - con caldaia a condensazione a bassa temperatura e pannelli radianti a pavimento; impianto di ricambio controllato dell'aria, a doppio flusso e con recupero di calore. È previsto per alcuni interventi anche l'impiego di energie alternative, come il fotovoltaico e la geotermia. Il monitoraggio del Politecnico sull'intervento di Milano in Via Pompeo Marchesi, ha accertato che una BIOCASApiùFilca consuma il 62% in meno rispetto a un edificio realizzato secondo gli standard regionali.

BIOCASA A+ Consumo Zero
Le residenze sono caratterizzate da un maggiore isolamento termico dell'involucro, al quale si aggiunge un impianto integrato geotermico-fotovoltaico con pompe di calore, che produce tutta l'energia di cui l'edificio necessita. Il sistema di riscaldamento è a pavimento, l'impianto di ricambio controllato dell'aria a doppio flusso e con recupero di calore. Filca Cooperative sta costruendo a Clusone (Bg) il primo edificio residenziale a consumo zero, in Lombardia, destinato al mercato.

Lo sviluppo del Progetto BIOCASA nell'ambito della condivisione della cultura LEED, recepisce nuovi elementi, tra i quali:
- la realizzazione di un deposito per le biciclette in ogni residenza, con lo scopo di incentivare l'utilizzo di mezzi ecosostenibili;
- la costruzione di appositi locali per favorire la raccolta differenziata dei rifiuti;
- l'impiego nella costruzione di legname proveniente da foreste a gestione sostenibile, certificate FSC (Forest Stewardship Council) e CoC (Chain of Custody);
- un Piano per la gestione dei rifiuti di cantiere, che dovranno essere avviati almeno per il 50% al riciclo e al recupero;
- la previsione della domotica per la gestione dei dispositivi energetici e impiantistici all'interno di ogni residenza;
- l'attivazione di contratti di fornitura di energia verde;
- un'attenta progettazione dell'illuminazione degli spazi esterni e delle parti comuni, per il contenimento dell'inquinamento luminoso.

E ancora, in funzione della localizzazione geografica di ciascun intervento:
- relativamente alla sostenibilità del sito di costruzione, verranno privilegiate aree che siano prossime alla rete di trasporto pubblico e ai servizi di pubblica utilità, raggiungibili senza l'utilizzo dell'automobile;
- la scelta dei materiali utilizzati sarà, almeno per il 10% del totale, orientata verso quelli "a chilometro zero", ovvero estratti, raccolti e lavorati entro un raggio di 350 km, se trasportati su gomma, o 1.050 km se portati su ferrovia;
- verrà promossa la valorizzazione degli spazi verdi fruibili dai residenti.


venerdì 8 luglio 2011

La mia biocasa Raiuno ci insegna a migliorare la qualità della vita

Infissi e domotica

La prima puntata del format La Mia Bio Casa tratta due argomenti fondamentali per una gestione energetica ottimale dell’abitazione: gli Infissi e la Domotica. L’importanza di una buona coibentazione all’interno della casa permette di ridurre di molto i consumi energetici e i conseguenti costi sulla bolletta elettrica e sul riscaldamento. Gli infissi sono spesso il “tallone di Achille” di una casa in termini di performance energetica.


Nelle realtà domestiche italiane è infatti ancora molto diffusa la finestra con un singolo vetro, che comporta un grande passaggio di calore o di freddo dall’esterno all’interno, con conseguente necessità di provvedere alla climatizzazione interna con altri mezzi, quali condizionatori e termosifoni.


Grazie agli incentivi fiscali esistenti, ed ad uno sviluppo del mercato sempre più importante, è ora possibile comprare ed installare nuove finestre che permettano davvero di mantenere costante la temperatura interna senza dover spendere molto sulla bolletta elettrica. Come fare, quali sono i costi, i tempi di montaggio ed i reali vantaggi, vengono spiegati durante la prima parte della puntata durante una vera installazione.


Nella seconda parte si affronta invece un tema più controverso legato alla domotica. Spesso considerata un bene di lusso, la domotica opportunamente utilizzata può risultare uno strumento utile per la gestione dei consumi e l’ottimizzazione dell’inquinamento elettromagnetico. A spiegarlo durante la puntata tecnici del settore e una ditta specializzata incaricata di una reale installazione.




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lunedì 6 giugno 2011

Un condominio da primato

Dal recupero di un vecchio quartiere di Philadelphia, un edificio di otto appartamenti che merita la certificazione massima per sostenibilità energetica e ambientale.

L' edificio Thin Flats vanta un riconoscimento importante a livello ecologico: nello Stato della Pennsylvania (Usa), è il primo condominio ad aver ottenuto il livello più alto della classificazione LEED – il LEED Platino – che ne attesta la piena sostenibilità energetica e ambientale.

Il suo progetto è stato sviluppato all’interno di una serie più estesa di interventi, realizzati dal team Onion Flats di Philadelphia (www.onionflats.com), ristrutturazioni che hanno interessato l’area depressa di Northern Liberties, a nord della old city di Philadelphia. In questa zona, a partire dal 1999, Onion Flats è attivo nel recupero di edifici abbandonati o fatiscenti, riportandoli a nuova vita. Alla base dei progetti di salvataggio c’è la profonda ammirazione, da parte dei professionisti del team, per l’edilizia residenziale pre-esistente. Le basse case a schiera in mattoni del quartiere, secondo loro, “sono una soluzione economica e modulare per gente che non può spendere molto”. Partendo da tali presupposti si capisce come, pur non rinunciando a modificare la fisionomia dell’area per conferirgli vitalità, la progettazione delle nuove abitazioni non abbia previsto aumenti di cubatura, né modifiche radicali delle strutture già edificate.

I vantaggi della seconda pelle
Scopo del progetto Thin Flats è sviluppare il tema dell’edificio energeticamente efficiente ed ecocompatibile, ma anche integrato nel tessuto urbanistico che lo ospita. Sebbene mantenga inalterato lo sviluppo in verticale, rispetto alle costruzioni adiacenti, l’edificio si distacca nettamente dalle tradizionali case in mattoni del quartiere. Sua caratteristica è infatti una “seconda pelle”, in cui si alternano elementi di tamponature e aperture, che impediscono una chiara definizione dei piani e dei livelli, e favoriscono il passaggio della luce naturale all’interno degli ambienti. Il risultato sono otto appartamenti su due livelli, dai consumi energetici ridottissimi.

Legno e alluminio in abbinata
La doppia pelle della facciata ha la funzione di proteggere il lato esposto a sud dell’edificio, schermando le superfici vetrate. Inoltre, durante il periodo estivo funziona come un camino solare. Per favorire la circolazione dell’aria all’interno di questa doppia pelle, il piano dei balconi è realizzato con griglie metalliche invece che con superfici chiuse. Tutta la struttura è coibentata secondo il più elevato standard Energy Star, il “Grade I” insulation package. Una certificazione che dà il voto ai lavori di coibentazione non solo in base alle caratteristiche dei materiali, ma anche a quello della posa in opera. La qualità delle installazioni corrisponde al I grado quando è molto alta, e può diminuire sino ad arrivare al III. Gli infissi montati a chiusura delle aperture della struttura sono del tipo a basse emissioni, con vetro camera insufflato con gas Argon, e garantiscono ottime prestazioni d’isolamento. Il telaio, dotato di sistema a taglio termico, è in legno e alluminio: vengono così abbinate le capacità di tenuta termica del primo alle caratteristiche di resistenza agli agenti atmosferici del secondo. Per ridurre il riscaldamento estivo del tetto, è stata introdotta una copertura giardino.

Materiali a chilometro zero
Tutti i materiali da costruzione utilizzati sono stati selezionati sulla base delle certificazioni offerte dai fabbricanti, in relazione alla loro riciclabilità e al tipo di lavorazioni richieste per produrli. Il cemento è realizzato con una notevole componente di inerti proveniente da materiale riciclato. Vernici e additivi sono stati scelti in base alle loro caratteristiche di bassa tossicità. Inoltre, gli architetti si sono indirizzati soprattutto su materiali prodotti in luogo, in modo da ridurre le emissioni inquinanti dovute al trasporto.

Caldo e freddo con meno emissioni
Per il riscaldamento e il raffrescamento del condominio, viene sfruttato il sistema a pavimento radiante. Un sistema a pompa di calore fa circolare acqua calda a bassa temperatura in inverno, e acqua fredda in estate. Durante il funzionamento invernale, l’impianto è in grado di utilizzare l’acqua calda prodotta dai pannelli solari e non adoperata per usi sanitari. Si riducono così ulteriormente il fabbisogno in termini energetici e, di conseguenza, le emissioni di gas che alterano il clima.

Una cisterna per le acque piovane
La copertura verde realizzata in cima all’edificio ha una duplice funzione: è stata pensata per riparare il tetto dalle radiazioni solari estive, e insieme per essere uno spazio pienamente vivibile. I progettisti hanno rifiutato di sacrificarne una parte (che sarebbe servita ad aumentare la superficie destinata ai pannelli solari) proprio per salvaguardare la bellezza di questo spazio verde e la possibilità per gli inquilini di goderne. Il tetto ha anche un sistema di raccolta che consente di recuperare le acque piovane all’interno di un’apposita cisterna da 23mila litri, collocata sotto i parcheggi alle spalle dell’edificio.

Consumi ridotti
Le case ricavate nel Thin Flats sono dotate di sistemi di controllo e di gestione dei consumi idrici ed energetici. Un minor consumo di acqua potabile è possibile grazie ai riduttori di getto applicati ai rubinetti e ai sistemi di scarico delle toilette a doppio flusso. La gestione delle utenze elettriche è invece affidata a un sistema domotico più complesso, capace di regolare illuminazione, riscaldamento, raffrescamento, sistemi audio e video.

Accesso facile ai mezzi pubblici
Queste abitazioni sono pensate per un vivere sostenibile che va anche al di là del semplice abitare. Per esempio, la loro collocazione permette un facile accesso alla rete di mezzi di trasporto pubblici della zona. E, vicino ai parcheggi, sono state previste delle prese per la ricarica dei veicoli elettrici.


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sabato 23 aprile 2011

C'è un ufo ecologico sulla collina Cronache marziane della bio-casa

Endro Polido, redattore del National Geographic, vive nel suo eremo a Narbolia. Sognatore di una vita sostenibile, l'ha realizzata partendo dalla sua bio-casa. Un meraviglioso ufo ecologico interrato sulle colline del Sinis. di LORENZO PAOLINI - LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO IN EDICOLA SU L'UNIONE SARDA
Potenza dei lupini. Sapeva che i limoni nell'argilla faticano. E poi il vento soffia forte, l'acqua del pozzo è ferrosa. Però voleva, fortissimamente voleva, che l'albero resistesse. «A un certo punto mi sono venute in mente le terrazze delle Cinque Terre. Mia nonna cinquant'anni fa aveva veri e propri agrumeti appesi sulla montagna. Nel solco intorno alla pianta, era pieno di lupini». Endro Polido la considera una visione. Così ha recuperato i legumi, li ha messi in ammollo, poi vai col frullatore a immersione e diversi mucchietti sono stati interrati intorno alla pianta. La scienza può dire se c'è correlazione causa-effetto. Di certo il limone risanato oggi è un trionfo di frutti e foglie verdi. La celebrazione più autentica della giornata della terra (ieri). Il traduttore del National Geographic tira un sospirone di sollievo mentre la vegetazione, letteralmente, esplode. Qualche coordinata geografica: collina alle spalle di Narbolia, davanti una vista che va da Capo Frasca allo stagno di Cabras fino allo specchio di sale di Sal'e porcus alla pineta di Is Arenas. Quando una quindicina d'anni fa questo veneto di Rovigo, cresciuto a La Spezia ed emigrato a Los Angeles, ha eletto domicilio quassù, aveva capito tutto. Col sole di aprile, lo scorcio è imbarazzante. Ma anche sotto la pioggia scrosciante, dietro i vetri del giardino all'inglese, non dev'essere poi malaccio.

ABITARE ECO Da sotto si vede una virgola scura («purtroppo è cemento colorato, volevo fosse terra ma non è stato possibile») che si arrampica sulla collina fino a una sorta di ufo atterrato a metà costone. La casa. «Tutto il progetto è mio, anche se non avevo alcuna competenza. La cupola no. Ma ho dovuto cedere all'architetto che aveva tradotto i miei desideri su carta». Le pietre dello sbancamento ricoprono l'abitazione, una sorta di serra la protegge come una seconda pelle. Sul tetto germina ogni sorta di pianta, gramigna e malva, gerani e margherite. «L'hanno fotografata tante riviste alla voce bioarchitettura. Io non sapevo definire questa casa, biocasa?, ma ero certo di quel che volevo». Tutto ciò che viene in mente, fra gli optional di categoria ecologista-militante, c'è. Solare? Ovvio. Fotovoltaico? Pure. Recupero dell'acqua anche. Ogni stratagemma per il risparmio energetico, qualunque cura per non invadere il paesaggio. Ma l'uomo non è un fanatico cieco e vira dalla poesia alla prosa: «Queste tecnologie sono riservate a pochi. Tutto costa troppo, è bello pensare all'autosufficienza ma bisognerebbe dar modo alla gente di poterselo permettere. E oggi, mi spiace, non si può».



domenica 17 aprile 2011

MED in Italy: biocasa mediterranea finalista al “Solar Decathlon Europe”

E’ la prima volta che un progetto italiano è stato ammesso alla finale di Solar Decathlon Europe, che si svolgerà a settembre del 2012. L’Italia concorrerà con “Med in Italy”, una biocasa che consuma circa 1/6 di quanto produce e combatte il riscaldamento climatico.
Il Solar Decathlon, promosso dal Dipartimento di Energia statunitense, dal 2001 si svolge a Washington, ma dal 2010 la manifestazione si è spostata in Europa. Solar Decathlon Europe 2012 è un concorso che si pone l’obiettivo di realizzare prototipi abitativi innovativi, sostenibili ed autosufficienti, grazie in particolare all’energia solare. L’obiettivo è di contrastare i cambiamenti climatici, ottimizzare i consumi domestici e bilanciarli con la produzione di energia pulita. Le case sono al contempo confortevoli, efficienti e funzionali senza danneggiare l’ecosistema.
MED[iterraneo] in Italy ha progettato una casa ecosostenibile che produce fino a sei volte in più di energia rispetto a quella consumata, protegge dal caldo senza l’uso di condizionatori o climatizzatori. Med in Italy è anche veloce da realizzare, bastano infatti soltanto 2 giorni e si monta in 8.Potrebbe essere impiegata, al posto dei container, nei casi di emergenza da calamità naturali. Alla base del progetto italiano, strettamente legato alla tradizione del Sud del Mediterraneo, vi è la cultura romana, ed in particolare del modo di organizzare lo spazio domestico, riconducibile alla domus romana; unite alle più innovative tecniche di costruzione e di materiali ecologici. Med in Italy è frutto della collaborazione tra l’Università Roma Tre e quella de La Sapienza, che, con un team di 50 persone (con diversi profili ed esperienze), hanno dato vita alla biocasa del futuro, che tuttavia viene viene dal passato. La sostenibilità ecologica è unita all’economicità. Le sua destinazioni d’uso possono essere molteplici: territori svantaggiati non solo nel nostro Paese, ma in alcune zone del Nord Africa e in aree depresse o dalle elevate temperature climatiche. I vincitori del concorso saranno resi noti a settembre 2012.





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venerdì 11 marzo 2011

Progettata per il sole

Casa Fuji è un’abitazione unifamiliare a 40 km da Madrid progettata secondo i criteri dell’architettura bioclimatica. Un prototipo per una futura serie di costruzioni belle e sostenibili. Avendo stabilito come obiettivi di base il minimo impatto ambientale e la massima replicabilità della struttura, tutta la progettazione è stata realizzata impiegando soluzioni tecniche e impiantistiche all’avanguardia ma standardizzate. Sono stati utilizzati materiali certificati, tenendo conto dei processi di produzione e della loro riciclabilità. Queste scelte hanno comunque consentito di contenere i costi entro la soglia dei 1.200 euro il mq.


Una pianta compatta
L’edificio è costruito su due livelli, con cucina, zona giorno, servizi e locale lavanderia al pianterreno; al primo piano si trovano invece le camere da letto, un salottino e altri servizi. La casa presenta una pianta rettangolare e molto compatta. In questo modo, le superfici che in inverno possono disperdere calore, e durante l’estate possono consentirne il passaggio, si riducono al minimo. Per ottenere il massimo beneficio dall’esposizione solare, l’asse maggiore della casa è orientato secondo la direzione Est-Ovest, con le facciate maggiori esposte a Sud e a Nord (65% del totale delle facciate). I quattro fronti che delimitano il perimetro della struttura sono progettati in maniera diversa: la facciata esposta a Sud è trasparente per sfruttare al massimo gli apporti termici dell’energia solare, mentre quella a Nord può considerarsi chiusa, a eccezione di alcune aperture per ventilare gli ambienti. Il prospetto Est è dotato di aperture che consentono di gestire il passaggio della luce naturale, mentre quello Ovest ne è praticamente privo.
Struttura in legno certificato
La scelta dei materiali da costruzione è stata condotta tenendo conto dell’impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita degli stessi, dalla produzione fino alla dismissione. La struttura portante è in legno certificato PEFC. Le masse murarie sono realizzate con mattoni termoacustici argillosi, e hanno spessore variabile in funzione della facciata su cui sono impiegate. Lo spessore massimo dei muri (29 cm) si raggiunge nella facciata esposta a Nord, quello minimo (14 cm) è in corrispondenza della facciata esposta a Sud, dove i muri sono posti alle spalle di serre bioclimatiche. I materiali per l’isolamento delle pareti sono tutti naturali e comprendono pannelli di legno e fibre di cellulosa. Per l’isolamento del tetto sono stati impiegati pannelli in fibra di legno realizzati con scarti di lavorazione. Le finestre sono del tipo a vetro camera, con telaio in alluminio a taglio termico. Questa combinazione consente di ridurre del 70% le dispersioni termiche invernali e del 40% gli apporti di calore estivi.
Così si sfrutta l'effetto serra
In linea con i principi della casa passiva, una delle prerogative del progetto Casa Fuji è stato il massimo sfruttamento della radiazione solare naturale. La struttura presenta una serie di soluzioni architettoniche e tecnologiche calibrate allo scopo di ottenere calore e luce naturale, evitando fenomeni di abbagliamento dovuti al riflesso della luce sulle superfici interne della casa e il surriscaldamento degli ambienti. Le grandi superfici vetrate esposte a Sud, oltre a essere dotate di vetri selettivi, sono protette da una schermatura realizzata con lamelle in alluminio. Il sistema di serre solari, fatta eccezione per l’asciugatrice solare adiacente al locale lavanderia, è realizzato al primo piano lungo la facciata esposta a Sud. Questo sistema consente l’immagazzinamento di calore (per effetto serra) durante il periodo invernale. Calore che viene trasferito attraverso scambi convettivi alle stanze adiacenti, mediante l’apertura di apposite prese d’aria collocate lungo le pareti interne. Le serre contribuiscono anche al raffrescamento durante il periodo estivo grazie ad aperture verso l’esterno (chiuse in inverno), che consentono di eliminare l’aria calda in eccesso. Il funzionamento delle serre solari è automatizzato, e viene regolato sulla base di appositi sensori di temperatura, da cui dipende l’apertura delle griglie di ventilazione.
Consumi molto ridotti
Il sistema di riscaldamento prevede l’impiego di nove pannelli solari termici, sia per la produzione di acqua calda per i servizi, sia per coprire una parte del fabbisogno termico degli ambienti. A integrazione dei
collettori solari è stata installata una caldaia a condensazione ad alto rendimento, con refrigeratore integrato, che oltre a produrre calore ha anche la funzione di raffrescamento estivo. Tutto ciò è abbinato a un sistema a pavimento radiante a bassa temperatura. Complessivamente questo impianto permette di ottenere consumi bassissimi, calcolabili in circa sette kWh il mq l’anno.


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giovedì 17 febbraio 2011

Mattoni di argilla fai da te

Per le antiche civiltà produrre dei mattoni d'argilla è stato più facile che lavorare la pietra. Questo innanzitutto perchè la materia prima è ovunque disponibile in abbondanza, spesso nello stesso posto dove si costruisce. Infatti il 70% dei suoli che costituiscono la crosta terrestre sono adatti per essere impiegati come materiale da costruzione. Questo consente di ridurre le spese di acquisto e di trasporto, di evitare la produzione a carattere industriale dei materiali da costruzione e di garantire la conservazione degli equilibri ecologici, permettendone l'impiego nell'autocostruzione.

La terra va cavata in terreni che non contengono ciottoli di grandi dimensioni, radici o terra vegetale. Alla fabbricazione dei mattoni sono adatti i suoli composti di sabbia e ghiaia in quantità intorno al 61%, da limo in misura del 16% circa, da argilla per il 20% e non più del 3% di materie organiche. Questo perché se c'è troppa argilla si formeranno fessure durante l'essicazione del mattone; se c'è troppa sabbia la coesione del mattone è minore ed esso rischia di sfaldarsi, mentre l'eccessiva quantità di materie organiche provoca porosità. Le sabbie sia grosse che fini sono la parte resistente del materiale, le argille assicurano la coesione del materiale.

L'estrazione e la lavorazione della terra possono essere fatte sia manualmente che con l'aiuto di mezzi meccanici.
Per produrre 100 mattoni di dimensioni 40x20x10 cm occorre oltre un metro cubo di terra, con l'aggiunta di mezzo sacco di paglia.
Il mattone viene prodotto riempiendo lo stampo senza fondo con la terra, modellandolo con le mani per togliere la terra eccedente e livellare la superficie.
Il tempo di essicazione del mattone varia da un minimo di tre giorni nella stagione estiva ad un massimo di 30 giorni d'inverno.
Come legante tra i mattoni è consigliabile usare durante l'edificazione dei muri una malta di terra ben setacciata.



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mercoledì 26 gennaio 2011

Biotetto: Pedala e produci elettricità

Biotetto: Pedala e produci elettricità: "Anche il sociale si converte al green. Succede a Detroit, dove i ricoveri per i senza tetto si arricchiscono di una vera..."

martedì 25 gennaio 2011

Biomassa: Teleriscaldamento di Tirano

Biomassa: Teleriscaldamento di Tirano: "Il calore generato dalla combustione delle biomasse può essere utilizzato anche per fornire una sorta di 'teleriscaldamento'. E' quanto avv..."

domenica 16 gennaio 2011

giovedì 13 gennaio 2011

Il sole in facciata

A Brooklyn, nel quartiere di Williamsburg, nasce il primo edificio a basso impatto ambientale ibrido, cioè che ospita sia residenze private sia uffici, di New York City. Progettato dall’architetto olandese Mark Helder, trasferitosi in America nel 2002, è una delle poche costruzioni di NY ad avere una facciata fotovoltaica integrata nell’architettonico. L’orientamento a sud del lotto e la sensibilità nord europea dell’architetto ai temi ambientali hanno contribuito a creare i presupposti per un edificio che sfrutta al meglio l’irraggiamento solare e le tecnologie esistenti per un’ottimizzazione dei consumi. Tutta la progettazione e il funzionamento della palazzina ruotano intorno alla facciata solare, che ha una potenza installata di 4 kW e provvede a coprire oltre il 50% dei consumi energetici. Consumi che vengono controllati anche grazie all’ausilio di diverse tecnologie, ben oltre il solare.


Un sistema a pavimento radiante connesso a una caldaia ad alta efficienza permette di ridurre la spesa per il riscaldamento, e viene reso più efficiente grazie alla coibentazione dello stesso pavimento e delle pareti che di notte fungono da massa termica, rilasciando il calore assorbito durante le ore diurne. Per quanto riguarda la ventilazione, invece, la posizione poco felice dell’edificio, a ridosso dell’autostrada, ha costretto l’architetto ad avvalersi di un sistema di ventilazione forzata, e non naturale, con potenza installata di 30 W. L’impianto, prossimo agli standard Hepa, garantisce un alto livello di qualità dell’aria, superiore ai livelli richiesti dall’Associazione Americana per la Tutela dei Polmoni, che impone rigide normative sulla qualità dell’aria domestica.


Oltre alla ricerca impiantistica, come in ogni edificio che intenda ottenere una certificazione Leed, attenzione è stata data a tutti gli interni, a partire dalle rifiniture fino alla scelta dell’arredamento. Vernici e colle sono naturali, certificate senza componenti organici volatili (Voc), gli infissi ad alta efficienza contribuiscono a un ulteriore risparmio sulla bolletta (circa il 40% rispetto a tradizionali finestre) e permettono di isolare acusticamente le aree che affacciano sulla strada. Il legno utilizzato per l’arredamento delle stanze da letto, del salone e delle scale è in parte riciclato e in parte certificato in quanto legno proveniente da arbusti di scarto, cioè deceduti naturalmente.


La scelta progettuale di Helder va oltre il concetto di sostenibilità inteso come risparmio energetico, ma vuole avere anche una forte funzione sociale e dimostrativa. La palazzina è ben visibile infatti lungo l’autostrada che collega Brooklyn a Manhattan, dove il traffico è sempre molto intenso e i guidatori inevitabilmente si chiedono se quel blu intenso e brillante siano proprio moduli fotovoltaici...


Inoltre un percorso interno dedicato ai nuovi acquirenti che intendano comprare/ affittare uno degli appartamenti o studio funge da elemento di sensibilizzazione e spiega le singole scelte ambientali. Il progetto di Helder quindi è diventato un punto di riferimento per molti, architetti e cittadini, che trovano un elemento di distinzione in quella fusione tra estetica e sostenibilità rara da vedere in contesti periferici come Williamsburg.



Trasporti/ treni a vento
I forti incentivi messi a disposizione dalla nuova amministrazione americana per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica hanno convinto la compagnia ferroviaria americana BNSF a cambiare strategia per i treni cargo. Da oggi i convogli merci sono spinti da elettricità proveniente da fonti rinnovabili, come il vento, e da motori diesel. La compagnia, insieme ad altre, sta anche valutando l’ipotesi di sfruttare la linea elettrica ferroviaria per creare un sistema di trasmissione di energia elettrica dedicata alle sole fonti rinnovabili. In questa maniera si garantirebbe l’arrivo di energia verde in centri in cui attualmente il sistema di distribuzione energetico non consente di utilizzare queste fonti.




I-phone/una guida green
La California non è nuova a trovate bizzarre in tema ambientale. L’ultima riguarda una delle tecnologie più diffuse del momento, l’I-Phone, e il problema delle tasse sui rifiuti. La città di San Francisco ha così lanciato una versione per I-Phone del popolare server Eco finder che aiuta i cittadini a trovare in tempo reale la discarica più vicina o la soluzione più semplice ed ecologica al problema dei rifiuti. Si chiama Green I-Phone App, e oltre ad essere connesso con il server Eco Finder, consente di individuare le soluzioni migliori per risparmiare sulle bollette, e fornisce anche indicazioni utili per lo shopping sostenibile a San Francisco!




Lo standard Hepa
L’Hepa (High Energy Performing Air) è un sistema di filtri ad alta efficienza che garantisce la pulizia dell’aria nei locali chiusi (abitazioni, uffici, ospedali...). Garantisce che il 99,7% delle particelle nocive presenti nell’aria, anche di grandezza pari a 0,3 millesimi di millimetro, vengano filtrate. Il Ministero per l’Energia americano (Doe, Department for Energy) ha imposto come livello di qualità dell’aria negli edifici l’utilizzo di questi filtri. In realtà il prodotto nasce nel 1940 a Manhattan, dove viene usato per prevenire la diffusione di particelle radioattive dannose. Soltanto nel 1950 viene messo in commercio, ed è attualmente lo standard di riferimento per il benessere dell’aria indoor.


 
La costruzione al 439 Metropolitan Avenue di Brooklin è una delle poche a New york ad avere i pannelli fotovoltaici integrati nella facciata.


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