lunedì 25 luglio 2011

Biocasa e leed

BIOcasa e Leed

"Entro il 2011 il Progetto BIOCASA di Filca conoscerà un ulteriore sviluppo sulla base di linee guida definite nel Rapporto di Sostenibilità che recepiscono i livelli prestazionali previsti dal sistema LEED. Nel 2012 sarà attivato il processo per la certificazione ambientale di due interventi residenziali, uno a Milano e uno nella provincia di Brescia, e per un numero di abitazioni non inferiore al 10% di quelle che avvieremo nel corso dell'anno". È quanto ha dichiarato il Presidente di FILCA Cooperative, società partner di Green Building Council ItaliaGiacomo Fumeonell'ambito di EIRE 2011.

Il sistema LEED considera l'impatto complessivo degli edifici sull'ecosistema. È uno standard internazionale che certifica ogni giorno in tutto il mondo circa 150-200 mila mq di edifici di tutte le tipologie, anche se in prevalenza con destinazione terziario-commerciale.

La BIOCASAIl progetto, nato nel 2004 e avviato nel 2005, si occupa di realizzare edifici secondo degli standard volti a ridurre i consumi energetici e a preservare il benessere psicofisico delle persone che li abitano. Tali critedi attualmente soddisfano i livelli prestazionali LEED sia per quanto riguarda la riduzione dei consumi elettrici e idrici, sia relativamente all'efficienza energetica.
Le performance energetiche sono assicurate dai 3 livelli:
- BIOCASA Filca (classe B), per edifici che consumano meno di 58 kWh/ m2anno;
- BIOCASApiùFilca (classe A), per edifici che consumano meno di 29 kWh/m2anno;
BIOCASA A+ Filca per edifici a "Consumo Zero".

BIOCASA Filca (classe B)
L'isolamento termico dell'involucro è ottenuto grazie allo spessore dei materiali isolanti nelle murature perimetrali - tra gli 8 e i 12cm - integrato con elementi murari a più alta resistenza termica e ai serramenti con triplo vetro. Per l'impianto di riscaldamento e di produzione di acqua calda sanitaria - almeno per il 50% prodotta dai pannelli solari - vengono utilizzate caldaie a condensazione e i termosifoni sono dotati di valvole termostatiche, per consentire la personalizzazione della temperatura degli ambienti. Il Politecnico di Milano ha monitorato le prestazioni energetiche di una residenza Filca in classe B, a Desenzano del Garda (BS), verificando che nella stagione invernale i consumi sono inferiori del 35% rispetto a quelli di un edificio equivalente, realizzato secondo gli standard della Regione Lombardia.

BIOCASApiùFilca (classe A)
Lo standard prevede un mix di due o più soluzioni: materiali isolanti nelle murature perimetrali, che insieme al cappotto esterno, hanno uno spessore compreso tra i 12 e i 16cm; serramenti a triplo o quadruplo vetro, con trattamento basso emissivo; impianto di riscaldamento di produzione di acqua calda sanitaria - almeno per il 50% fornita da pannelli solari - con caldaia a condensazione a bassa temperatura e pannelli radianti a pavimento; impianto di ricambio controllato dell'aria, a doppio flusso e con recupero di calore. È previsto per alcuni interventi anche l'impiego di energie alternative, come il fotovoltaico e la geotermia. Il monitoraggio del Politecnico sull'intervento di Milano in Via Pompeo Marchesi, ha accertato che una BIOCASApiùFilca consuma il 62% in meno rispetto a un edificio realizzato secondo gli standard regionali.

BIOCASA A+ Consumo Zero
Le residenze sono caratterizzate da un maggiore isolamento termico dell'involucro, al quale si aggiunge un impianto integrato geotermico-fotovoltaico con pompe di calore, che produce tutta l'energia di cui l'edificio necessita. Il sistema di riscaldamento è a pavimento, l'impianto di ricambio controllato dell'aria a doppio flusso e con recupero di calore. Filca Cooperative sta costruendo a Clusone (Bg) il primo edificio residenziale a consumo zero, in Lombardia, destinato al mercato.

Lo sviluppo del Progetto BIOCASA nell'ambito della condivisione della cultura LEED, recepisce nuovi elementi, tra i quali:
- la realizzazione di un deposito per le biciclette in ogni residenza, con lo scopo di incentivare l'utilizzo di mezzi ecosostenibili;
- la costruzione di appositi locali per favorire la raccolta differenziata dei rifiuti;
- l'impiego nella costruzione di legname proveniente da foreste a gestione sostenibile, certificate FSC (Forest Stewardship Council) e CoC (Chain of Custody);
- un Piano per la gestione dei rifiuti di cantiere, che dovranno essere avviati almeno per il 50% al riciclo e al recupero;
- la previsione della domotica per la gestione dei dispositivi energetici e impiantistici all'interno di ogni residenza;
- l'attivazione di contratti di fornitura di energia verde;
- un'attenta progettazione dell'illuminazione degli spazi esterni e delle parti comuni, per il contenimento dell'inquinamento luminoso.

E ancora, in funzione della localizzazione geografica di ciascun intervento:
- relativamente alla sostenibilità del sito di costruzione, verranno privilegiate aree che siano prossime alla rete di trasporto pubblico e ai servizi di pubblica utilità, raggiungibili senza l'utilizzo dell'automobile;
- la scelta dei materiali utilizzati sarà, almeno per il 10% del totale, orientata verso quelli "a chilometro zero", ovvero estratti, raccolti e lavorati entro un raggio di 350 km, se trasportati su gomma, o 1.050 km se portati su ferrovia;
- verrà promossa la valorizzazione degli spazi verdi fruibili dai residenti.


venerdì 8 luglio 2011

La mia biocasa Raiuno ci insegna a migliorare la qualità della vita

Infissi e domotica

La prima puntata del format La Mia Bio Casa tratta due argomenti fondamentali per una gestione energetica ottimale dell’abitazione: gli Infissi e la Domotica. L’importanza di una buona coibentazione all’interno della casa permette di ridurre di molto i consumi energetici e i conseguenti costi sulla bolletta elettrica e sul riscaldamento. Gli infissi sono spesso il “tallone di Achille” di una casa in termini di performance energetica.


Nelle realtà domestiche italiane è infatti ancora molto diffusa la finestra con un singolo vetro, che comporta un grande passaggio di calore o di freddo dall’esterno all’interno, con conseguente necessità di provvedere alla climatizzazione interna con altri mezzi, quali condizionatori e termosifoni.


Grazie agli incentivi fiscali esistenti, ed ad uno sviluppo del mercato sempre più importante, è ora possibile comprare ed installare nuove finestre che permettano davvero di mantenere costante la temperatura interna senza dover spendere molto sulla bolletta elettrica. Come fare, quali sono i costi, i tempi di montaggio ed i reali vantaggi, vengono spiegati durante la prima parte della puntata durante una vera installazione.


Nella seconda parte si affronta invece un tema più controverso legato alla domotica. Spesso considerata un bene di lusso, la domotica opportunamente utilizzata può risultare uno strumento utile per la gestione dei consumi e l’ottimizzazione dell’inquinamento elettromagnetico. A spiegarlo durante la puntata tecnici del settore e una ditta specializzata incaricata di una reale installazione.




Fonte

lunedì 6 giugno 2011

Un condominio da primato

Dal recupero di un vecchio quartiere di Philadelphia, un edificio di otto appartamenti che merita la certificazione massima per sostenibilità energetica e ambientale.

L' edificio Thin Flats vanta un riconoscimento importante a livello ecologico: nello Stato della Pennsylvania (Usa), è il primo condominio ad aver ottenuto il livello più alto della classificazione LEED – il LEED Platino – che ne attesta la piena sostenibilità energetica e ambientale.

Il suo progetto è stato sviluppato all’interno di una serie più estesa di interventi, realizzati dal team Onion Flats di Philadelphia (www.onionflats.com), ristrutturazioni che hanno interessato l’area depressa di Northern Liberties, a nord della old city di Philadelphia. In questa zona, a partire dal 1999, Onion Flats è attivo nel recupero di edifici abbandonati o fatiscenti, riportandoli a nuova vita. Alla base dei progetti di salvataggio c’è la profonda ammirazione, da parte dei professionisti del team, per l’edilizia residenziale pre-esistente. Le basse case a schiera in mattoni del quartiere, secondo loro, “sono una soluzione economica e modulare per gente che non può spendere molto”. Partendo da tali presupposti si capisce come, pur non rinunciando a modificare la fisionomia dell’area per conferirgli vitalità, la progettazione delle nuove abitazioni non abbia previsto aumenti di cubatura, né modifiche radicali delle strutture già edificate.

I vantaggi della seconda pelle
Scopo del progetto Thin Flats è sviluppare il tema dell’edificio energeticamente efficiente ed ecocompatibile, ma anche integrato nel tessuto urbanistico che lo ospita. Sebbene mantenga inalterato lo sviluppo in verticale, rispetto alle costruzioni adiacenti, l’edificio si distacca nettamente dalle tradizionali case in mattoni del quartiere. Sua caratteristica è infatti una “seconda pelle”, in cui si alternano elementi di tamponature e aperture, che impediscono una chiara definizione dei piani e dei livelli, e favoriscono il passaggio della luce naturale all’interno degli ambienti. Il risultato sono otto appartamenti su due livelli, dai consumi energetici ridottissimi.

Legno e alluminio in abbinata
La doppia pelle della facciata ha la funzione di proteggere il lato esposto a sud dell’edificio, schermando le superfici vetrate. Inoltre, durante il periodo estivo funziona come un camino solare. Per favorire la circolazione dell’aria all’interno di questa doppia pelle, il piano dei balconi è realizzato con griglie metalliche invece che con superfici chiuse. Tutta la struttura è coibentata secondo il più elevato standard Energy Star, il “Grade I” insulation package. Una certificazione che dà il voto ai lavori di coibentazione non solo in base alle caratteristiche dei materiali, ma anche a quello della posa in opera. La qualità delle installazioni corrisponde al I grado quando è molto alta, e può diminuire sino ad arrivare al III. Gli infissi montati a chiusura delle aperture della struttura sono del tipo a basse emissioni, con vetro camera insufflato con gas Argon, e garantiscono ottime prestazioni d’isolamento. Il telaio, dotato di sistema a taglio termico, è in legno e alluminio: vengono così abbinate le capacità di tenuta termica del primo alle caratteristiche di resistenza agli agenti atmosferici del secondo. Per ridurre il riscaldamento estivo del tetto, è stata introdotta una copertura giardino.

Materiali a chilometro zero
Tutti i materiali da costruzione utilizzati sono stati selezionati sulla base delle certificazioni offerte dai fabbricanti, in relazione alla loro riciclabilità e al tipo di lavorazioni richieste per produrli. Il cemento è realizzato con una notevole componente di inerti proveniente da materiale riciclato. Vernici e additivi sono stati scelti in base alle loro caratteristiche di bassa tossicità. Inoltre, gli architetti si sono indirizzati soprattutto su materiali prodotti in luogo, in modo da ridurre le emissioni inquinanti dovute al trasporto.

Caldo e freddo con meno emissioni
Per il riscaldamento e il raffrescamento del condominio, viene sfruttato il sistema a pavimento radiante. Un sistema a pompa di calore fa circolare acqua calda a bassa temperatura in inverno, e acqua fredda in estate. Durante il funzionamento invernale, l’impianto è in grado di utilizzare l’acqua calda prodotta dai pannelli solari e non adoperata per usi sanitari. Si riducono così ulteriormente il fabbisogno in termini energetici e, di conseguenza, le emissioni di gas che alterano il clima.

Una cisterna per le acque piovane
La copertura verde realizzata in cima all’edificio ha una duplice funzione: è stata pensata per riparare il tetto dalle radiazioni solari estive, e insieme per essere uno spazio pienamente vivibile. I progettisti hanno rifiutato di sacrificarne una parte (che sarebbe servita ad aumentare la superficie destinata ai pannelli solari) proprio per salvaguardare la bellezza di questo spazio verde e la possibilità per gli inquilini di goderne. Il tetto ha anche un sistema di raccolta che consente di recuperare le acque piovane all’interno di un’apposita cisterna da 23mila litri, collocata sotto i parcheggi alle spalle dell’edificio.

Consumi ridotti
Le case ricavate nel Thin Flats sono dotate di sistemi di controllo e di gestione dei consumi idrici ed energetici. Un minor consumo di acqua potabile è possibile grazie ai riduttori di getto applicati ai rubinetti e ai sistemi di scarico delle toilette a doppio flusso. La gestione delle utenze elettriche è invece affidata a un sistema domotico più complesso, capace di regolare illuminazione, riscaldamento, raffrescamento, sistemi audio e video.

Accesso facile ai mezzi pubblici
Queste abitazioni sono pensate per un vivere sostenibile che va anche al di là del semplice abitare. Per esempio, la loro collocazione permette un facile accesso alla rete di mezzi di trasporto pubblici della zona. E, vicino ai parcheggi, sono state previste delle prese per la ricarica dei veicoli elettrici.


Fonte

sabato 23 aprile 2011

C'è un ufo ecologico sulla collina Cronache marziane della bio-casa

Endro Polido, redattore del National Geographic, vive nel suo eremo a Narbolia. Sognatore di una vita sostenibile, l'ha realizzata partendo dalla sua bio-casa. Un meraviglioso ufo ecologico interrato sulle colline del Sinis. di LORENZO PAOLINI - LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO IN EDICOLA SU L'UNIONE SARDA
Potenza dei lupini. Sapeva che i limoni nell'argilla faticano. E poi il vento soffia forte, l'acqua del pozzo è ferrosa. Però voleva, fortissimamente voleva, che l'albero resistesse. «A un certo punto mi sono venute in mente le terrazze delle Cinque Terre. Mia nonna cinquant'anni fa aveva veri e propri agrumeti appesi sulla montagna. Nel solco intorno alla pianta, era pieno di lupini». Endro Polido la considera una visione. Così ha recuperato i legumi, li ha messi in ammollo, poi vai col frullatore a immersione e diversi mucchietti sono stati interrati intorno alla pianta. La scienza può dire se c'è correlazione causa-effetto. Di certo il limone risanato oggi è un trionfo di frutti e foglie verdi. La celebrazione più autentica della giornata della terra (ieri). Il traduttore del National Geographic tira un sospirone di sollievo mentre la vegetazione, letteralmente, esplode. Qualche coordinata geografica: collina alle spalle di Narbolia, davanti una vista che va da Capo Frasca allo stagno di Cabras fino allo specchio di sale di Sal'e porcus alla pineta di Is Arenas. Quando una quindicina d'anni fa questo veneto di Rovigo, cresciuto a La Spezia ed emigrato a Los Angeles, ha eletto domicilio quassù, aveva capito tutto. Col sole di aprile, lo scorcio è imbarazzante. Ma anche sotto la pioggia scrosciante, dietro i vetri del giardino all'inglese, non dev'essere poi malaccio.

ABITARE ECO Da sotto si vede una virgola scura («purtroppo è cemento colorato, volevo fosse terra ma non è stato possibile») che si arrampica sulla collina fino a una sorta di ufo atterrato a metà costone. La casa. «Tutto il progetto è mio, anche se non avevo alcuna competenza. La cupola no. Ma ho dovuto cedere all'architetto che aveva tradotto i miei desideri su carta». Le pietre dello sbancamento ricoprono l'abitazione, una sorta di serra la protegge come una seconda pelle. Sul tetto germina ogni sorta di pianta, gramigna e malva, gerani e margherite. «L'hanno fotografata tante riviste alla voce bioarchitettura. Io non sapevo definire questa casa, biocasa?, ma ero certo di quel che volevo». Tutto ciò che viene in mente, fra gli optional di categoria ecologista-militante, c'è. Solare? Ovvio. Fotovoltaico? Pure. Recupero dell'acqua anche. Ogni stratagemma per il risparmio energetico, qualunque cura per non invadere il paesaggio. Ma l'uomo non è un fanatico cieco e vira dalla poesia alla prosa: «Queste tecnologie sono riservate a pochi. Tutto costa troppo, è bello pensare all'autosufficienza ma bisognerebbe dar modo alla gente di poterselo permettere. E oggi, mi spiace, non si può».



domenica 17 aprile 2011

MED in Italy: biocasa mediterranea finalista al “Solar Decathlon Europe”

E’ la prima volta che un progetto italiano è stato ammesso alla finale di Solar Decathlon Europe, che si svolgerà a settembre del 2012. L’Italia concorrerà con “Med in Italy”, una biocasa che consuma circa 1/6 di quanto produce e combatte il riscaldamento climatico.
Il Solar Decathlon, promosso dal Dipartimento di Energia statunitense, dal 2001 si svolge a Washington, ma dal 2010 la manifestazione si è spostata in Europa. Solar Decathlon Europe 2012 è un concorso che si pone l’obiettivo di realizzare prototipi abitativi innovativi, sostenibili ed autosufficienti, grazie in particolare all’energia solare. L’obiettivo è di contrastare i cambiamenti climatici, ottimizzare i consumi domestici e bilanciarli con la produzione di energia pulita. Le case sono al contempo confortevoli, efficienti e funzionali senza danneggiare l’ecosistema.
MED[iterraneo] in Italy ha progettato una casa ecosostenibile che produce fino a sei volte in più di energia rispetto a quella consumata, protegge dal caldo senza l’uso di condizionatori o climatizzatori. Med in Italy è anche veloce da realizzare, bastano infatti soltanto 2 giorni e si monta in 8.Potrebbe essere impiegata, al posto dei container, nei casi di emergenza da calamità naturali. Alla base del progetto italiano, strettamente legato alla tradizione del Sud del Mediterraneo, vi è la cultura romana, ed in particolare del modo di organizzare lo spazio domestico, riconducibile alla domus romana; unite alle più innovative tecniche di costruzione e di materiali ecologici. Med in Italy è frutto della collaborazione tra l’Università Roma Tre e quella de La Sapienza, che, con un team di 50 persone (con diversi profili ed esperienze), hanno dato vita alla biocasa del futuro, che tuttavia viene viene dal passato. La sostenibilità ecologica è unita all’economicità. Le sua destinazioni d’uso possono essere molteplici: territori svantaggiati non solo nel nostro Paese, ma in alcune zone del Nord Africa e in aree depresse o dalle elevate temperature climatiche. I vincitori del concorso saranno resi noti a settembre 2012.





Fonte

venerdì 11 marzo 2011

Progettata per il sole

Casa Fuji è un’abitazione unifamiliare a 40 km da Madrid progettata secondo i criteri dell’architettura bioclimatica. Un prototipo per una futura serie di costruzioni belle e sostenibili. Avendo stabilito come obiettivi di base il minimo impatto ambientale e la massima replicabilità della struttura, tutta la progettazione è stata realizzata impiegando soluzioni tecniche e impiantistiche all’avanguardia ma standardizzate. Sono stati utilizzati materiali certificati, tenendo conto dei processi di produzione e della loro riciclabilità. Queste scelte hanno comunque consentito di contenere i costi entro la soglia dei 1.200 euro il mq.


Una pianta compatta
L’edificio è costruito su due livelli, con cucina, zona giorno, servizi e locale lavanderia al pianterreno; al primo piano si trovano invece le camere da letto, un salottino e altri servizi. La casa presenta una pianta rettangolare e molto compatta. In questo modo, le superfici che in inverno possono disperdere calore, e durante l’estate possono consentirne il passaggio, si riducono al minimo. Per ottenere il massimo beneficio dall’esposizione solare, l’asse maggiore della casa è orientato secondo la direzione Est-Ovest, con le facciate maggiori esposte a Sud e a Nord (65% del totale delle facciate). I quattro fronti che delimitano il perimetro della struttura sono progettati in maniera diversa: la facciata esposta a Sud è trasparente per sfruttare al massimo gli apporti termici dell’energia solare, mentre quella a Nord può considerarsi chiusa, a eccezione di alcune aperture per ventilare gli ambienti. Il prospetto Est è dotato di aperture che consentono di gestire il passaggio della luce naturale, mentre quello Ovest ne è praticamente privo.
Struttura in legno certificato
La scelta dei materiali da costruzione è stata condotta tenendo conto dell’impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita degli stessi, dalla produzione fino alla dismissione. La struttura portante è in legno certificato PEFC. Le masse murarie sono realizzate con mattoni termoacustici argillosi, e hanno spessore variabile in funzione della facciata su cui sono impiegate. Lo spessore massimo dei muri (29 cm) si raggiunge nella facciata esposta a Nord, quello minimo (14 cm) è in corrispondenza della facciata esposta a Sud, dove i muri sono posti alle spalle di serre bioclimatiche. I materiali per l’isolamento delle pareti sono tutti naturali e comprendono pannelli di legno e fibre di cellulosa. Per l’isolamento del tetto sono stati impiegati pannelli in fibra di legno realizzati con scarti di lavorazione. Le finestre sono del tipo a vetro camera, con telaio in alluminio a taglio termico. Questa combinazione consente di ridurre del 70% le dispersioni termiche invernali e del 40% gli apporti di calore estivi.
Così si sfrutta l'effetto serra
In linea con i principi della casa passiva, una delle prerogative del progetto Casa Fuji è stato il massimo sfruttamento della radiazione solare naturale. La struttura presenta una serie di soluzioni architettoniche e tecnologiche calibrate allo scopo di ottenere calore e luce naturale, evitando fenomeni di abbagliamento dovuti al riflesso della luce sulle superfici interne della casa e il surriscaldamento degli ambienti. Le grandi superfici vetrate esposte a Sud, oltre a essere dotate di vetri selettivi, sono protette da una schermatura realizzata con lamelle in alluminio. Il sistema di serre solari, fatta eccezione per l’asciugatrice solare adiacente al locale lavanderia, è realizzato al primo piano lungo la facciata esposta a Sud. Questo sistema consente l’immagazzinamento di calore (per effetto serra) durante il periodo invernale. Calore che viene trasferito attraverso scambi convettivi alle stanze adiacenti, mediante l’apertura di apposite prese d’aria collocate lungo le pareti interne. Le serre contribuiscono anche al raffrescamento durante il periodo estivo grazie ad aperture verso l’esterno (chiuse in inverno), che consentono di eliminare l’aria calda in eccesso. Il funzionamento delle serre solari è automatizzato, e viene regolato sulla base di appositi sensori di temperatura, da cui dipende l’apertura delle griglie di ventilazione.
Consumi molto ridotti
Il sistema di riscaldamento prevede l’impiego di nove pannelli solari termici, sia per la produzione di acqua calda per i servizi, sia per coprire una parte del fabbisogno termico degli ambienti. A integrazione dei
collettori solari è stata installata una caldaia a condensazione ad alto rendimento, con refrigeratore integrato, che oltre a produrre calore ha anche la funzione di raffrescamento estivo. Tutto ciò è abbinato a un sistema a pavimento radiante a bassa temperatura. Complessivamente questo impianto permette di ottenere consumi bassissimi, calcolabili in circa sette kWh il mq l’anno.


Fonte

giovedì 17 febbraio 2011

Mattoni di argilla fai da te

Per le antiche civiltà produrre dei mattoni d'argilla è stato più facile che lavorare la pietra. Questo innanzitutto perchè la materia prima è ovunque disponibile in abbondanza, spesso nello stesso posto dove si costruisce. Infatti il 70% dei suoli che costituiscono la crosta terrestre sono adatti per essere impiegati come materiale da costruzione. Questo consente di ridurre le spese di acquisto e di trasporto, di evitare la produzione a carattere industriale dei materiali da costruzione e di garantire la conservazione degli equilibri ecologici, permettendone l'impiego nell'autocostruzione.

La terra va cavata in terreni che non contengono ciottoli di grandi dimensioni, radici o terra vegetale. Alla fabbricazione dei mattoni sono adatti i suoli composti di sabbia e ghiaia in quantità intorno al 61%, da limo in misura del 16% circa, da argilla per il 20% e non più del 3% di materie organiche. Questo perché se c'è troppa argilla si formeranno fessure durante l'essicazione del mattone; se c'è troppa sabbia la coesione del mattone è minore ed esso rischia di sfaldarsi, mentre l'eccessiva quantità di materie organiche provoca porosità. Le sabbie sia grosse che fini sono la parte resistente del materiale, le argille assicurano la coesione del materiale.

L'estrazione e la lavorazione della terra possono essere fatte sia manualmente che con l'aiuto di mezzi meccanici.
Per produrre 100 mattoni di dimensioni 40x20x10 cm occorre oltre un metro cubo di terra, con l'aggiunta di mezzo sacco di paglia.
Il mattone viene prodotto riempiendo lo stampo senza fondo con la terra, modellandolo con le mani per togliere la terra eccedente e livellare la superficie.
Il tempo di essicazione del mattone varia da un minimo di tre giorni nella stagione estiva ad un massimo di 30 giorni d'inverno.
Come legante tra i mattoni è consigliabile usare durante l'edificazione dei muri una malta di terra ben setacciata.



Fonte